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ISOLA Di PIANOSA
Dopo un secolo e mezzo che l' ha vista destinata
a colonia penale, Pianosa è tornata ad aprire le sue
porte ai visitatori offrendo un ambiente unico,
splendido e assolutamente intatto. La presenza dei
detenuti, prima per volontà dei granduchi toscani e poi
della Repubblica Italiana, ha tenuto infatti alla larga
il turismo di massa, proteggendo l'ecosistema di Pianosa
dagli scempi dell'industria turistica che si sono invece
abbattuti su altre zone dell'Arcipelago. Unica tra le
isole toscane ad essere interamente pianeggiante,
Pianosa è un vero paradiso per i visitatori attenti ai
valori culturali ed ambientali, ed offre un incredibile
patrimonio storico, archeologico e naturalistico.

Pianosa conserva alcune grotte Paleolitiche a Punta
Secca e a Cala Giovanna, che testimoniano della
presenza umana già 18.000 anni or sono, ma il suo
tesoro archeologico è rappresentato soprattutto
dalle catacombe che narrano degli albori della
civiltà cristiana: si tratta di un complesso
monumentale che risale al III - IV secolo avanti
Cristo, quando i prigionieri cristiani vittime delle
persecuzioni imperiali, vennero condannati a
lavorare nelle cave di tufo dell'isola. Grazie ai
recenti interventi di restauro, ben presto sarà
permesso al pubblico di visitarle. Sul promontorio
della Teglia, davanti al porticciolo considerato da
qualcuno il più bello del mondo, svetta il forte
voluto da Napoleone che si erge sul piccolo abitato
ottocentesco dove avevano sede la direzione del
carcere e le abitazioni dei dipendenti. Proprio
all'Imperatore si deve la maggior parte delle opere
urbane di Pianosa, che testimoniano del suo
eclettismo culturale mescolando decori di gusto
medievale con particolari orientaleggianti e simil
rinascimentali.
La splendida Cala Giovanna conduce alle uniche
vestigia romane rimaste sull'isola, i bagni e la
Villa di Agrippa, esiliato nel cuore dell'Arcipelago
Toscano da suo zio, l'imperatore Augusto, per
sospetta ostilità verso la dinastia regnante ed
ucciso per garantire il trono al favorito Tiberio. I
bagni di Agrippa sono stati recentemente oggetto di
un poderoso restauro curato e condotto dalla
Sovrintendenza archeologica della Toscana e sono
dunque aperti alle visite del pubblico. Il muro
imponente che si erge alle spalle di Cala Giovanna,
l'unica falce sabbiosa dell'isola affacciata su un
mare dai colori fantastici, venne eretto per volontà
del generale Dalla Chiesa negli anni di piombo,
quando il super carcere di Pianosa ospitava mafiosi
e terroristi. Dopo la chiusura della colonia penale,
quattro anni fa, alcuni detenuti in riabilitazione
garantiscono il funzionamento dei servizi essenziali
seguendo le direttive del carcere di Porto Azzurro
nell'isola d'Elba. La morfologia di Pianosa è
radicalmente diversa rispetto alle altre isole
toscane per via della sua genesi particolare:
completamente priva di rilievi, è costituita in
prevalenza da rocce sedimentarie e da accumuli di
conchiglie che le restituiscono forme e colori
assolutamente introvabili in altri angoli del nostro
mare. Da non perdere assolutamente è la vista che si
apre sulla splendida insenatura del Porto Romano
guadagnando la punta nord dell'isola, dietro le
rovine del Marchese. Altrettanto suggestivi sono i
colori della scogliera che collega Punta del
Marchese e Punta di Libeccio, dove le sfumature
gialle, ocra e avorio nascondono i fossili marini
rimasti imprigionati nelle ere passate. La natura
intatta delle scogliere nasconde un entroterra al
contrario profondamente modificato dall'attività
umana: degli antichi e selvaggi boschi d'alto fusto,
per la prevalenza costituiti da lecci e querce,
quasi nulla è rimasto e le steppe cerealicole
delimitate da muri a secco raccontano dell'attività
agricola e dell'allevamento intensificati per via
della presenza della colonia penale. Il fascino di
Pianosa si sprigiona nel piumaggio e nei canti degli
uccelli che si può dire costituiscano la sola
popolazione dell'isola, visto che di essere umani se
ne contano circa una ventina. Qui nidificano il
gabbiano corso e il falco pellegrino, l'upupa il
gruccione e la poiana, la berta maggiore e il
marangone dal ciuffo, ma i bird watchers più
fortunati potranno avvistare anche il falco della
regina, la ghiandaia marina e l'aquila minore. Il
paradiso dei naturalisti cela tesori ancor più
sorprendenti sotto le onde incontaminate: grotte e
canyon, anfore romane e coralli rossi, cernie
dentici e posidonie, occhiate spigole e triglie
giganti sono solo alcuni degli esseri viventi che
popolano le acque di questo ecosistema di
straordinario valore archeologico ed ecologico che
le vicissitudini storiche e politiche, in maniera
più o meno intenzionale, hanno conservato intatto. I
fondali calcarei di Pianosa esaltano ancor di più i
colori di un'acqua che farebbe scoppiare d'invidia
gli albergatori dei Caraibi e per rendersene conto
basta dotarsi di una banalissima maschera e
immergere la testa sotto le acque di Cala Giovanna,
l'unica zona dell'isola dove è consentita la
balneazione. A Pianosa infatti sono vietati
l'ancoraggio, la pesca, l'immersione e la
navigazione che distruggerebbero irrimediabilmente
quest'oasi naturale che funge anche da reparto di
maternità per moltissime specie a rischio
d'estinzione, o comunque minacciate dalle
conseguenze nefande del progresso umano: per
simboleggiare la funzione di Pianosa e la volontà
dei naturalisti di tutelare e valorizzare questo
gioiello dell'Arcipelago, nell'agosto del 2000 sono
stati rilasciati sulle sue spiagge tre esemplari di
tartaruga marina comune, nella speranza che possano
trovare nuovi spazi per deporre le uova lungo le
nostre coste. Per visitare Pianosa è necessario
rivolgersi all'Ente Parco dell'Arcipelago Toscano
oppure al comune di Campo nell'Elba dove si ricevono
le prenotazioni.
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